Il tomatillo è il “pomodoro verde” della cucina messicana, l’ingrediente della salsa verde che accompagna tacos ed enchiladas. Somiglia a un piccolo pomodoro, ma cresce avvolto in un involucro di carta, come l’alchechengi, di cui è parente. In Italia è ancora poco diffuso, ma si coltiva come i pomodori e dà molti frutti. Vediamo come si coltiva il tomatillo e l’errore che fa fallire tanti orti: piantarne uno solo.
La pianta del tomatillo
Il tomatillo (Physalis philadelphica, chiamato anche Physalis ixocarpa) appartiene alla famiglia delle Solanaceae, la stessa dei pomodori, dei peperoni e delle melanzane, ed è parente stretto dell’alchechengi. È originario del Messico, dove si coltiva da secoli.
È una pianta annuale, ramificata e piuttosto grande, con fiori gialli macchiati di scuro al centro. Il frutto è una bacca tonda, verde o viola a seconda della varietà, chiusa dentro il calice, che si gonfia come una lanterna di carta mentre il frutto cresce.

Perché ne servono almeno due
Il tomatillo è autoincompatibile: il polline di un fiore non feconda i fiori della stessa pianta. Una pianta sola, quindi, fiorisce molto ma fa pochissimi frutti. L’Università del Minnesota consiglia di coltivarne almeno due, nate da semi diversi, vicine tra loro, così che le api possano portare il polline da una pianta all’altra. Due fusti della stessa radice o due talee della stessa pianta non risolvono il problema.
Clima ed esposizione
Il tomatillo ha le stesse esigenze dei pomodori: ama il caldo, teme il gelo e va coltivato in pieno sole. Si trapianta all’aperto solo quando il pericolo di gelate è passato e le notti sono miti.
Il terreno
Preferisce un terreno sciolto, fertile e ben drenato. Interra un po’ di compost prima del trapianto, ma senza esagerare con i concimi azotati: troppo azoto fa crescere una pianta enorme, piena di foglie, che fiorisce e fruttifica in ritardo.
Semina
Il tomatillo si semina in semenzaio, al caldo, sei-otto settimane prima del trapianto: in pratica a marzo-aprile. L’Università del Minnesota suggerisce di seminarlo circa due settimane dopo i pomodori, perché cresce più in fretta.
- semina in alveoli con terriccio da semina, a mezzo centimetro di profondità;
- tieni il terriccio umido e al caldo fino alla germinazione;
- quando le piantine hanno qualche foglia vera, spostale in vasetti singoli e tienile alla luce.
Trovi tutti i metodi nella guida su come si semina.

Trapianto e cure
Trapianta le piantine a maggio, lasciando molto spazio: il tomatillo si allarga parecchio, quindi calcola almeno 60-90 centimetri tra una pianta e l’altra. Come per i pomodori, conviene sostenerlo con un tutore robusto o una gabbia, perché i rami carichi di frutti tendono ad allargarsi e a piegarsi a terra.
Annaffia con regolarità alla base, senza bagnare le foglie, e tieni il terreno pulito dalle erbacce o coperto con una pacciamatura.
Raccolta
I primi frutti arrivano circa 60-75 giorni dopo il trapianto e la raccolta continua fino all’autunno, fino alle prime gelate. Il tomatillo è pronto quando il frutto riempie il calice, che a volte si apre alla base, mentre la bacca è ancora verde e soda. Le varietà viola, invece, si lasciano colorare sulla pianta, perché diventano più dolci.
I frutti con il loro calice si conservano in frigorifero per un paio di settimane; il calice si toglie al momento di usarli, sciacquando la bacca, che è un po’ appiccicosa.

Malattie e parassiti
Il tomatillo ha in genere meno problemi del pomodoro, ma condivide i parassiti delle Solanaceae, come la dorifora, gli afidi e la mosca bianca. Per prevenire le malattie del terreno fai la rotazione delle colture e non piantarlo dove l’anno prima c’erano pomodori, peperoni, melanzane o patate.
Un’ultima cosa: i frutti caduti a terra lasciano molti semi, e l’anno dopo è facile che nascano piantine spontanee nello stesso punto.
Fonti: University of Minnesota Extension, Growing tomatillos and ground cherries in home gardens.





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