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Sovescio: cos’è, quali piante usare e come si fa

di · Orto · aggiornato il

trifoglio immagini

Il sovescio è una delle tecniche più antiche per rendere fertile il terreno, e una delle più semplici da portare nell’orto di casa. Si seminano piante che non si raccolgono: crescono, coprono il suolo e, al momento giusto, vengono tagliate e interrate. Le schede tecniche regionali lo chiamano anche letamazione verde. L’autunno è il periodo in cui si semina il sovescio che resta in campo tutto l’inverno.

Cos’è il sovescio

Le schede tecniche della Regione Emilia-Romagna lo definiscono così: la semina di una coltura erbacea, di una sola specie o di più specie insieme, destinata a essere interrata o trinciata del tutto, a vantaggio della coltura che viene dopo.

In pratica: tra un ortaggio e l’altro, invece di lasciare l’aiuola vuota, ci fai crescere piante che lavorano per il terreno.

A cosa serve

Le stesse schede elencano i benefici principali:

  • aumenta la sostanza organica del terreno, cioè la sua fertilità a lungo termine;
  • porta nutrienti alla coltura successiva, in base alle piante scelte;
  • trattiene l’azoto nitrico, che altrimenti con le piogge finirebbe in falda;
  • protegge il suolo dall’erosione, soprattutto in inverno;
  • migliora la struttura del terreno, grazie alle radici e alla biomassa;
  • contiene alcuni parassiti del terreno, se si usano piante con azione biocida;
  • ostacola le erbe infestanti, perché copre il suolo e compete con loro.

Quali piante usare per il sovescio autunnale

Per il sovescio che si semina in autunno e resta in campo durante l’inverno, le schede regionali indicano tre gruppi di piante:

  • Leguminose: fava, favino, favetta, veccia e pisello proteico. Arricchiscono il terreno di azoto e si decompongono in fretta. Le loro radici a fittone lavorano il suolo anche in profondità.
  • Graminacee: frumento, orzo, avena, segale, triticale e loietto. Producono molta biomassa e catturano bene l’azoto, ma si decompongono più lentamente.
  • Brassicacee: colza e rafano. Rilasciano nel terreno sostanze che frenano diversi organismi dannosi del suolo, come funghi, nematodi e insetti: è la cosiddetta biofumigazione.

Altre piante molto usate per il sovescio, come il trifoglio incarnato, il trifoglio violetto e la facelia, sono indicate dalle stesse schede per i cicli primaverili ed estivi.

vanga per interrare il sovescio
Nell’orto di casa il sovescio si interra con la vanga (Foto©Pixabay)

Meglio una pianta sola o un miscuglio?

Un miscuglio dà di più: radici diverse lavorano il terreno in modi diversi e la sostanza organica che arriva al suolo è più varia. Conta però la proporzione:

  • più leguminose e brassicacee, più nutrimento per l’ortaggio che verrà dopo;
  • più graminacee, più biomassa interrata ma meno azoto disponibile subito, perché i residui ricchi di fibra lo trattengono mentre si decompongono.

Nelle prove di campo condotte in Emilia-Romagna per un progetto regionale sugli ortaggi, il miscuglio di orzo, favino e rafano è risultato un sovescio autunno-vernino equilibrato e con buoni risultati. Le dosi usate erano 80 kg di orzo, 50 di favino e 15 di rafano per ettaro: nell’orto di casa sono circa 8 grammi di orzo, 5 di favino e 1,5 di rafano per metro quadrato.

Quando seminarlo

Il sovescio autunnale si semina su terreno appena lavorato, dopo aver tolto le colture estive. In una delle prove regionali in provincia di Cesena il miscuglio è stato seminato il 15 ottobre e ha iniziato a fiorire il 10 aprile. La data giusta dipende dal clima della tua zona.

Per un orto piccolo basta seminare a spaglio, coprire i semi con un passaggio di rastrello e bagnare se non piove.

Quando e come interrarlo

Il momento giusto è l’inizio della fioritura, che per le graminacee corrisponde all’inizio della spigatura. Secondo le schede regionali, in quel momento la biomassa è vicina al massimo e si decompone ancora bene. Tagliando a inizio fioritura eviti anche che le piante più precoci facciano seme e diventino infestanti. Se devi seminare prima, puoi anticipare: il beneficio resta comunque significativo.

Come procedere:

  1. Taglia le piante a pezzi, con il tagliaerba, il decespugliatore o le cesoie. Se i pezzi sono grossi, lasciali seccare qualche giorno sul terreno.
  2. Interrali in modo superficiale. Le schede indicano una profondità che di solito non supera i 20 centimetri, meglio se il materiale è distribuito in tutto lo strato lavorato. Nell’orto basta la vanga o la zappa.
  3. Con le brassicacee (colza, rafano, senape) taglia e interra subito, senza aspettare, e non in profondità: se possibile, bagna dopo l’interramento. Così l’effetto biocida è più forte.

Cosa aspettarsi in primavera

Il sovescio non è un concime pronto. Le prove regionali hanno rilevato che l’azoto del sovescio autunno-vernino arriva all’ortaggio di primavera molto più lentamente di quanto faccia un sovescio estivo per le colture autunnali. Per questo è un lavoro da fare con costanza, anno dopo anno: le schede ricordano che per recuperare un terreno impoverito servono anni.

Un’ultima cosa: il sovescio non sostituisce la rotazione delle colture. Nelle norme tecniche di produzione integrata le colture da sovescio non contano ai fini della successione colturale: anche dopo un sovescio, nella stessa aiuola conviene cambiare la famiglia degli ortaggi.

Foto d’anteprima: Pixabay

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