La vite (Vitis vinifera) è una delle piante più antiche coltivate dall’uomo e una delle più diffuse in Italia, dai grandi vigneti alle pergole dei giardini di casa. Si coltiva per l’uva da vino, per l’uva da tavola o semplicemente per avere un pergolato ombroso d’estate. È una pianta robusta e adattabile, ma per dare uva buona ha bisogno di sole e soprattutto di una potatura fatta bene ogni inverno. Vediamo come si coltiva.
La pianta della vite
La vite è un arbusto rampicante della famiglia delle Vitaceae. Ha fusto legnoso con la corteccia che si sfalda a strisce, foglie lobate e viticci, i filamenti con cui si aggrappa ai sostegni. I fiori sono piccoli, verdastri e riuniti in grappoli; dopo l’impollinazione diventano gli acini.
La vite europea è Vitis vinifera. Quasi tutte le viti coltivate oggi, però, sono innestate su un portinnesto di viti americane o di loro ibridi, resistenti alla fillossera, l’insetto che alla fine dell’Ottocento distrusse i vigneti europei. Quando compri le piante, le cosiddette barbatelle, di solito sono già innestate. Diversa è la vite americana, coltivata come pianta ornamentale o per l’uva fragola.

Clima ed esposizione
Le norme tecniche della Regione Calabria per la produzione integrata descrivono la vite come una pianta estremamente adattabile al clima e al terreno, ma ricordano che ha bisogno di una posizione in pieno sole: l’esposizione decide quando matura l’uva e quanto è zuccherina.
Le stesse norme indicano due soglie critiche per il freddo: -15 °C durante il riposo invernale e -5 °C in primavera, quando i germogli sono già spuntati. Le gelate tardive di aprile sono il vero pericolo: per questo è meglio evitare i fondovalle dove ristagna l’aria fredda.
Il terreno
La vite vive in terreni molto diversi, anche poveri e sassosi, purché ben drenati: i ristagni d’acqua fanno soffrire le radici. Le norme regionali indicano come ideali i terreni profondi, con un pH tra 6,5 e 7,5. Un terreno molto fertile non è un vantaggio: spinge la pianta a fare tanta vegetazione e meno uva, e di qualità più bassa.
Messa a dimora delle barbatelle
Le barbatelle a radice nuda si piantano durante il riposo vegetativo, da novembre alla fine dell’inverno, nei giorni in cui il terreno non è gelato né fradicio; dove gli inverni sono rigidi conviene aspettare la fine dell’inverno. Le piante in vaso si possono mettere a dimora anche in primavera.
- Prepara il terreno lavorandolo in profondità e aggiungendo sostanza organica ben matura, come letame o compost.
- Accorcia leggermente le radici e mettile a bagno in acqua per qualche ora.
- Pianta la barbatella lasciando il punto d’innesto qualche centimetro sopra il livello del terreno: se finisce sotto terra, la parte innestata mette radici proprie e perde i vantaggi del portinnesto.
- Pianta subito accanto il palo di sostegno e annaffia.
Prima di piantare decidi la forma della vite: a spalliera, lungo fili tesi tra pali, come nella maggior parte dei vigneti; a pergola o a tendone, su una struttura alta che fa ombra, tipica dei giardini e di molte zone del Sud.
Irrigazione e concimazione
Una vite adulta in piena terra ha radici profonde e in gran parte d’Italia vive con le piogge. Va annaffiata nei primi anni dopo l’impianto e durante le estati molto secche, sempre senza esagerare: troppa acqua vicino alla maturazione rende l’uva acquosa e favorisce le spaccature degli acini e i marciumi.
Anche la concimazione deve essere moderata. Un apporto di sostanza organica ben matura alla fine dell’inverno basta a una vite da giardino. Le norme regionali chiedono di dividere i concimi azotati minerali in più interventi quando le quantità sono importanti: l’eccesso di azoto fa crescere tralci lunghi e foglie, a scapito dell’uva.

Potatura della vite
La potatura è l’operazione più importante nella coltivazione della vite. La vite produce i grappoli sui germogli che nascono dai tralci dell’anno prima: senza potatura diventa un groviglio di rami con tanti grappoli piccoli e una maturazione scarsa.
La potatura secca si fa in inverno, quando la pianta è spoglia, da dicembre alla fine dell’inverno, evitando i giorni di gelo. Le forme più diffuse sono due:
- Guyot: ogni anno si lascia un solo tralcio lungo, chiamato capo a frutto, con 8-12 gemme, piegato e legato al filo, più uno sperone di due gemme vicino al tronco per avere il tralcio dell’anno dopo; tutto il resto si taglia;
- cordone speronato: un braccio permanente orizzontale lungo il filo, sul quale si lasciano a intervalli regolari degli speroni corti di due gemme. Per questo tipo di taglio vedi anche la guida alla speronatura.
Nelle pergole si lasciano più tralci, distribuiti sulla struttura, ma la regola resta la stessa: si tolgono i tralci vecchi che hanno già prodotto e si tengono quelli nuovi e ben maturi.
La potatura verde si fa in primavera ed estate: si tolgono i germogli in eccesso e i polloni che nascono dal tronco o dal portinnesto, e si cimano i tralci troppo lunghi. Negli ultimi giorni prima della raccolta si possono togliere alcune foglie intorno ai grappoli, perché arrivi più luce e aria.

Fioritura e raccolta
La vite germoglia in primavera e fiorisce tra maggio e giugno. Poi gli acini crescono e, in piena estate, cambiano colore: è l’invaiatura, il momento in cui inizia la maturazione.
La vendemmia arriva tra agosto e ottobre, secondo la varietà, la zona e l’andamento dell’annata. Le norme regionali spiegano che non esiste una regola fissa: per l’uva da vino si segue il rapporto tra zuccheri e acidità, per l’uva da tavola si guardano il colore degli acini, l’acidità e la dolcezza del succo. Per un pergolato di casa il metodo più semplice è assaggiare: l’uva è matura quando gli acini sono dolci, i semi diventano scuri e il raspo comincia a lignificare. I grappoli si tagliano con le forbici, con l’uva asciutta.
Malattie e parassiti della vite
Le malattie più diffuse della vite sono due funghi:
- peronospora: macchie gialle e oleose sulle foglie, con una muffa bianca sulla pagina inferiore; colpisce anche i grappoli ed è favorita dalle piogge primaverili;
- oidio, o mal bianco: una polvere biancastra su foglie e acini, che si spaccano.
Contro entrambe si interviene soprattutto con la prevenzione: chioma arieggiata, niente eccessi di azoto e di acqua e, quando servono, trattamenti con prodotti a base di rame o di zolfo autorizzati, seguendo le dosi in etichetta. Sul rame e sulla poltiglia bordolese c’è una guida dedicata.
Tra le malattie più gravi c’è la flavescenza dorata, causata da un fitoplasma e trasmessa da un piccolo insetto, la cicalina Scaphoideus titanus. In Italia contro la flavescenza dorata la lotta è obbligatoria e le misure, come i trattamenti contro l’insetto e l’estirpo delle piante malate, sono stabilite dal Servizio fitosanitario regionale. Se in estate vedi foglie che si arrotolano verso il basso, ingialliscono o arrossano e tralci che non lignificano, segnalalo al Servizio fitosanitario della tua Regione.
Coltivare la vite in vaso
Una vite si può coltivare anche in un vaso grande, almeno 50 litri, su un terrazzo soleggiato, con un sostegno o un piccolo pergolato. Usa un terriccio drenante, annaffia con regolarità in estate e pota ogni inverno lasciando pochi tralci: in vaso la pianta non riesce a portare a maturazione molti grappoli.
Varietà di vite
In Italia sono registrate centinaia di varietà di vite da vino e da tavola. Per un pergolato o una vite da giardino conviene scegliere varietà da tavola o adatte al clima della zona: chiedi al vivaio quali sono le più diffuse vicino a te. Se il clima è umido, valuta anche le varietà resistenti alle malattie fungine, ottenute per incrocio, che richiedono meno trattamenti.
Fonti: Regione Calabria, Disciplinari di produzione integrata 2023, Tecniche agronomiche, scheda coltura Vite; Servizio fitosanitario nazionale e servizi fitosanitari regionali, misure di lotta obbligatoria alla flavescenza dorata.


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